Obama, Napolitano, Monti

Gentilissimo Signor Direttore,
ora che il presidente Obama sta (invero, non da ora) con Napolitano-Monti (e per quel che mi riguarda, basta e avanza per sapere con chi devo stare… purtroppo), il presidente degli USA non è più l’amerikano, e l’America non è più l’Amerika?
Scrisse Joseph Pieper che sarebbero venuti tempi in cui ai buoni non sarebbe restato neppure un posto in cui emigrare, ed allora la Chiesa sarebbe stata l’ultima a difendere l’humanum.
Ci siamo?
Cordialmente

Giovanni Formicola

Infame

Gentilissimo Signor Direttore,
il fascismo fu infame. Giusto. Insomma.
Il 10 febbraio, “Giornata del ricordo” delle foibe, è vicino. Mi aspetto che l’uomo del colle, celebrandola, dica lo stesso del comunismo. E sarebbe pure riduttivo, se “infame” fu il fascismo.
Cordialmente

Giovanni Formicola

Scelte

Gentilissimo Signor Direttore,
molti chiedono come fa un cattolico – specialmente se credibile e stimabile per la sua vita e la sua fede – a non preferire un professore, sobrio, serio e rigoroso, o una vergine guerriera, o un cattolico adulto e moraleggiante (per non dire moralista), a un vecchio puttaniere, libertino e anche un po’ pagliaccio.
Ammesso che la questione stia in questi termini, per rispondere – rimanendo in politica (altra cosa sono i, peraltro non troppo di moda, novissimi: morte, giudizio, inferno e paradiso) -, può soccorrere un aneddoto, senza doversi inoltrare in indigesti filosofemi.
A Luigi XIV di Francia fu raccomandato, dal di lui fratello cortigiano, un tale per un importante incarico politico. “Ma è un giansenista” [avete presente? gente seria, che sicuramente, se già l’avessero cucito, sin da allora avrebbe indossato il loden], gli contestò il re sole. “No, maestà”, replicò il cortigiano, “è ateo”. “Allora è differente. L’incarico è suo”, fu la sovrana decisione del cristianissimo re di Francia.
Intelligenti pauca.
Cordialmente

Giovanni Formicola

Pari opportunità

Gentilissimo Signor Direttore,
dal giornale radio di RAI 1, stamattina, un’autentica elegia per Obama è stata pronunciata dalla signora Giovanna Botteri. Del tutto dimentica delle bandiere della pace, del no alla guerra senza se e senza ma, dell’odioso militarimperialismo USA ai tempi di Bush, la suddetta signora si è emozionata perché un’altra barriera è stata infranta, un’altra odiosa discriminazione sta per terminare. Dopo gli omosessuali, nell’esercito tocca finalmente alle donne, finora tenute al riparo dalla prima linea, non ammesse nei corpi speciali, escluse dalle missioni e dalle operazioni più rischiose. Finalmente potranno uccidere ed essere uccise come i maschi. Grande conquista.
Certo la guerra de sinistra non ha niente a che vedere con quella di destra, ed ora è definitivamente riscattata dalle pari opportunità.
Certa gente, oltre che sinistra, è davvero ridicola!
Cordialmente

Giovanni Formicola

Rigetto Monti

Gentilissimo Signor Direttore,
sono anch’io un “italiano panciafichista [per vero lavoro dal 1980 ininterrottamente, inoltre faccio il padre di cinque figli e il responsabile regionale di un’associazione: almeno tre lavori] e cazzone [questo può essere, se non ho pagato l’IMU perché non ho nulla per cui pagare] che vota [purtroppo anche quest’anno in mancanza di meglio] Berlusconi”. E poi che “rigetta Monti”. Ma non come oggi Lei pretende “per timore delle riforme, delle liberalizzazioni” etc..
No Signor Direttore. E’ vero proprio il contrario.
Lo rigetto, proprio perché le riforme non le ha fatte – in particolare la riforma delle riforme: la riduzione dello Stato e della sua spesa ai minimi termini (ed invece ne ha ampliato il potere e la presenza a dismisura, trasformandolo in Stato non ideologicamente, ma fiscalmente totalitario) – e quelle che ha fatto sono pessime e risibili insieme, come la riforma del lavoro, che invece di eliminare lacci e lacciuoli li ha moltiplicati. E ciò nonostante l’enorme potere di cui godeva, lo stato di soggezione della classe politica, il sostegno unanime del sistema mediatico nazionale e internazionale, e il consenso bancario-europeo.
Lo rigetto, perché non mi sento in niente liberalizzato, ma ancora più gravato di divieti e di obblighi. Come il divieto di usare denaro (ma che è, droga, che deve circolare clandestinamente?). Come l’obbligo di pagare – le banche e le società che gestiscono carte di credito – per pagare ed essere pagato; di assicurarsi per forza, per questo e per quello; di conservare scontrini, fatture e ogni altra specie di cartacce del genere, perché siamo tenuti a dar conto di ogni passo della nostra vita; di pagare una sanzione pecuniaria annua quando si è commesso il delitto di possedere una, due, tre, cento case, o un’autovettura (che un giorno varrà meno dell’importo del pizzo annuo che si deve per essa allo Stato), o addirittura un televisore. E potrei continuare per pagine e pagine.
Lo rigetto, perché oggi ha definito “gloriosa” la storia, infame come tutte le storie di tutti i partiti comunisti, del Pci.
Lo rigetto, perché ha dichiarato guerra a quel friedmaniano eroe civile che è l’evasore – contro il quale vorrebbe scatenare i due minuti d’odio -, quando è solo difensore della libertà, del risparmio e del futuro dei propri figli, che cerca di sottrarre alle grinfie dello stato, che pretende lavori gratis sei, sette, otto, nove mesi all’anno per lui.
Lo rigetto, perché, come se il governo italiano che nell’occasione rappresentava stesse al di sopra del Vicario di Cristo, s’è rifiutato d’inchinarsi davanti al Papa e di baciargli l’anello.
Lo rigetto, perché ha fatto lega con due figuri della politica nazionale e perché non intende prendere posizione sui principi non negoziabili, in perfetta sintonia con il suo sodale preferito, un altro cattolico fai da te, a tutt’altro interessato fuorché alle priorità indicate dalla Chiesa e dal suo supremo magistero.
Lo rigetto, perché è al servizio di un’Europa che ha rifiutato le radici cristiane e usa la sua cupa burocrazia – bancaria, giudiziaria e amministrativa – per togliere sovranità ai popoli, ma soprattutto ai principi della civiltà. Mi riferisco alla tutela della vita, della normalità familiare, della libertà d’educazione, in un quadro di libertà religiosa ed economica, quest’ultima fondata sul diritto di proprietà, che non si può nullificare con una tassazione selvaggia che colpisca il reddito, il risparmio, il patrimonio e il consumo contemporaneamente.
Lo rigetto, per la sua albagia professorale, arrogante e presuntuosa, propria di chi evidentemente con la vita e con Dio non ha mai lottato.
Lo rigetto, perché è stato scelto da un vecchio comunista mai pentito.
No, Signor Direttore. Non ha salvato l’Italia il Suo professore. In questo suo anno, tutti gl’indicatori economici – TUTTI! – sono peggiorati. Forse, però, non c’era proprio niente da salvare, ma solo trasferire la crisi dalla finanza e dallo stato alla società. E c’è riuscito benissimo. La spesa pubblica non è diminuita di un centesimo – quella privata, invece, è rattrappita e intimidita – e lo stato, dopo il redditometro e l’inversione dell’onere della prova, è sempre più uno spaventoso Moloch cui si deve solo obbedienza totale.
E’ vero, non è Dracula. E’ peggio. Perché almeno il principe Vlad III di Valacchia difendeva la sua gente dall’islam, per quanto discutibili fossero i suoi metodi. Mentre lui con metodi altrettanto discutibili non ci ha difeso, ma consegnati a banche e potentati europei. Certo che a Bruxelles, dal punto di vista di Bruxelles, ha fatto bene…
“Che cosa ci ha fatto questo Monti?”, Lei si chiede retoricamente. E che altro doveva farci? A me le ali, che lui vuole tagliare, piacciono: senza non si vola. Persino quella sinistra può dialetticamente servire: fa capire quanto è profondo l’abisso del male, che invece la palude al centro occulta finché le sue sabbie mobili non t’inghiottono.
“Voglio cambiare gl’italiani”, disse qualche tempo fa il professore. Vaste programme? No, temibile programma, che affligge il nostro popolo almeno dall’epoca della Rivoluzione italiana, altrimenti detta Risorgimento. Ci hanno provato in tanti. E ci hanno fatto solo male.
Lei si stupisce: il popolo prima l’ha voluto (ma davvero? a me non risulta…) e poi lo danna (speriamo). E’ proprio vero. Così non va. Questo popolo che non capisce andrebbe cambiato.
Nonostante tutto, con stima e cordialità

Giovanni Formicola

Redditometro

Gentilissimo Signor Direttore,
visto che Lei tiene da conto Monti e la sua lista – il che, attesi i precedenti, mi conforta non poco – è probabile che anche Monti terrà da conto Lei. In tal caso, potrebbe cortesemente spiegargli che quest’altra genialata (per vero, ricorda di più i questionari sovietici, dei cui effetti terroristici trova l’immortale descrizione in Reparto C di Solzenicyn) del redditometro è come voler riabilitare un affetto da paresi legandolo ad una sedia?
Cordialmente

Giovanni Formicola

Santi

Gentilissimo Signor Direttore,
il Santo Padre, ieri 20 dicembre 2012, ha autorizzato la promulgazione di numerosi decreti riguardanti cause di beatificazione in corso o incipienti. A parte quello relativo al beato Antonio Primaldo e ai suoi compagni – varie centinaia di vittime dell’islam ad Otranto nel 1480 -, degli altri quarantanove candidati agli altari, ben trentaquattro sono martiri della Cruzada spagnola (un altro martire è un croato ucciso in odio alla fede dai comunisti), e vanno ad aggiungersi ad altri circa mille spagnoli finora beatificati e canonizzati per le stesse ragioni, da quando il beato Giovanni Paolo II ha posto fine alla triste sospensione, per ragioni politiche, dei processi canonici che li riguardavano.
Questo straordinario dato – circa il settanta per cento dei possibili nuovi santi – dice chiaramente
a. chi avesse ragione e chi torto allora, e pure oggi, a meno che non si voglia stare dalla parte dei carnefici e non dei martiri;
b. di chi sono eredi – mutatis mutandis – una certa Spagna e una certa Europa;
c. che prima o poi dovrà toccare anche a Francisco Franco y Bahamonde, quale defensor fidei e defensor Ecclesiae;
d. che se la gratitudine è quella virtù, secondo san Tommaso, di chi fa gran caso ai benefici ricevuti, li riconosce con lode e non vede l’ora di contraccambiarli, be’, certi uomini di Chiesa sono, per dire il meno, un po’ ingrati. E non solo nei confronti di Franco e di tutti gli eroici combattenti nella cruzada spagnola tra il 1936 e il 1939.
Cordialmente

Giovanni Formicola

Erode e Pilato

Gentilissimo Signor Direttore,
è un genio! Schiatto d’invidia: avrei voluto pensarla io!
“L’abbraccio Pannella-Monti è una buona illustrazione di Luca 23,12: ‘Erode e Pilato diventarono amici'”, si legge oggi nella “Preghiera” di Langone. Folgorante! Uno squarcio di luce che illumina una prospettiva e che consente di capire tutto quello che c’è da capire! E non solo quanto ai personaggi citati (con buona pace di chi pensa di poter difendere i principi non negoziabili all’ombra della UE-Monti), ma soprattutto quanto al mondo com’è dopo (e durante) la Rivoluzione anti-cristiana egemone. Il tutto con un simbolismo forte e fondante, siccome scritturale, e quindi anche escatologico.
Come non averci pensato prima? Pilato (“Che cos’è la verità?” [Gv., 18,38]) inevitabilmente “chiama” Erode, non può che esserne amico. Il relativismo scettico – senza passione, senza verità, senza forza nel cuore e nel pensiero, ma sempre professorale e sobrio – è per sua natura sterile e contro ogni fecondità. La impedisce nei fatti, la inibisce nello spirito. Uccide i bambini con l’aborto, con la selezione prenatale e “preimpianto” (che bruttura lessicale, per una bruttura umana), ne impedisce lo stesso concepimento frustrando la famiglia con il divorzio, confondendo il matrimonio con le “unioni affettive”, togliendo il fiato alla vita familiare e alla sua stessa formazione con la persecuzione fiscale e l’aggressione a risparmio e patrimonio.
La Rivoluzione anti-cristiana si compie. Non c’è più neppure bisogno della persecuzione: troppo faticosa, costosa e soprattutto a rischio di suscitare persino auto-coscienza e reazioni. Basta l’autodemolizione. Basta l’autocensura. Mentre Erode impazza tra gli applausi, Pilato non ha neppure il coraggio di assolvere Chi sa innocente: non vuole sovrapporre e men che mai opporre le sue convinzioni private all’opinione pubblica, che reclama democraticamente la crocifissione del Giusto, e si lava le mani del Suo sangue (Mt., 27,24). Però è intransigente circa le prerogative di Cesare: guai a chi non paga il tributo!
Così è il cristiano con l’aggettivo (“adulto”, “democratico”, “progressista”, “moderno”, “liberale” – altra cosa è un liberale cattolico, cioè credente). Così sono i Mario Monti. Perciò piacciono agli Erode.
Dove governa Pilato, là Erode regna. Questa è la cifra, intuita genialmente, della modernità rivoluzionaria e anti-cristiana. Chi non vuole Erode, deve dire no a Pilato. Cioè deve riconoscere e dire la verità, anche quella con la maiuscola.
Cordialmente

Giovanni Formicola

Proposta

Gentilissimo Signor Direttore,
Che ne direbbe?
Che ne direbbe se Lei mi affidasse un po’ dei suoi soldi in custodia, diciamo in deposito, quindi senza trasferirmene la proprietà, come accade con i prestiti, ma solo il possesso. Il proprietario rimarrebbe Lei.
Che ne direbbe, poi, se io con una parte dei Suoi soldi acquistassi un po’ di titoli del debito pubblico a mio nome, che mi garantirebbero quando il quattro, quando il cinque, quando anche il sette per cento di rendimento annuo. E se con un’altra parte finanziassi un po’ di acquisti dei consumatori, che so, con un tasso del dieci per cento. Se con una parte ancora, facessi credito a solidi imprenditori, beninteso al quindici per cento, che potrebbe diventare anche il venticinque-trenta se costoro non fossero puntuali nei pagamenti del loro debito. Se con l’ultima parte, infine, acquistassi quote di partecipazione in imprese, che mi potrebbero rendere anche il venti per cento. Tutto a nome mio, beninteso.
Che ne direbbe se, venendo a chiedermi un po’ di banconote delle sue (sottolineo SUE), o anche tutte quelle che mi ebbe dato in deposito, io prima Le chiedessi di mettermi per iscritto che cosa ne vuol fare, e poi – comunque – la rimproverassi con un certo sussiego di non avermi preavvisato, e che comunque io non distribuisco contanti, e quindi gliele rifiutassi (ovvio: ormai non le ho più, le ho “investite” a nome mio…), se non dopo qualche tempo e quante da me stabilito.
Che ne direbbe, ancora, se periodicamente le chiedessi di corrispondermi una cifra per il fastidio di custodirLe i SUOI soldi, anzi, senza neppure chiederglieli, glieli “scalassi”, unilateralmente e nella misura altrettanto unilateralmente da me stabilita, dalla cifra che mi ha dato in consegna. E poi alla fine dell’anno Le comunicassi che il frutto del Suo danaro – quello che a me ormai avrebbe reso il sette, il dieci, il venti per cento – è lo zerosette/uno per cento.
Che ne direbbe? Lo so bene che cosa ne direbbe. E perché non lo dice?, visto che accade tutti i giorni a tutti, o quasi tutti. E per mandato governativo.
Cordialmente

Giovanni Formicola

P.S. Non sono contro le banche, né contro la finanza, naturalmente: nessuna economia potrebbe non già svilupparsi, ma neppure sussistere, senza. Però così mi sembra che si esageri un po’, no?